Memorie televisive

Di tanti programmi non rimangono immagini o filmati ma la memoria di chi li ha visti: non lasciamola morire

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I primi nudi della Tv (aggiornamento)

Sono passati ormai 4 anni da quando tentai di districare la matassa del primo nudo televisivo in Italia. Le ricerche di allora erano però rese incomplete dalla carenza di fonti e ne risultò un articolo oggi superato. Ho quindi riscritto la storia dei nudi sul piccolo schermo limitandomi a quanto mostrato dal solo servizio pubblico (con una breve digressione oltre frontiera), poiché il panorama molto più complicato e difficoltoso da ricostruire delle televisioni private meriterebbe un discorso a parte. E per quanto sia probabile che il merito (o la colpa) del primo nudo femminile integrale mai trasmesso in Italia spetti a Telealtomilanese con gli spogliarelli del programma Aria di Mezzanotte condotto da Enzo Tortora, il fatto che tali immagini andassero in onda su una piccola tv privata dopo la mezzanotte fa si che il numero di spettatori coinvolti sia stato per forza di cose limitato mentre quelli potenzialmente raggiungibili dalla Rai erano ovviamente decine di milioni. Assolutamente non comparabili erano quindi gli effetti e le reazioni che provocarono. Il precedente articolo può essere letto qui

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Oggi il nudo è svalutato e riempie ogni fascia oraria, un tempo era tabù, roba da far saltare le teste di chi si azzardava a proporlo, magari con strascico di risvolti penali. Ma quando è apparso il primo nudo televisivo in Italia?

Un falso allarme si ebbe addirittura nel 1956.
Quell’anno in una puntata del varietà La Piazzetta con Nino Manfredi, Riccardo Billi e Mario Riva, la ballerina argentina di origine italiana Alba Fossati, in arte Alba Arnova, durante un balletto apparve “nuda” agli attoniti telespettatori. Le virgolette sono d’obbligo in quanto il nudo era limitato alle gambe della protagonista. E non esisteva neanche, se non per un casuale effetto delle luci di scena che nascose alla scarsa definizione dei teleschermi monocromatici di allora la calzamaglia rosa che la Arnova indossava sotto un corpetto nero. Tanto bastò per scatenare un terremoto nell’Italia dell’epoca, con interventi a tutti i livelli e insulti telefonici rivolti alla ballerina.
La piazzetta è passata alla storia con solo 3 puntate all’attivo e c’è da pensare che quella vicenda ebbe il “merito” della sua breve durata. In quanto alla incolpevole Arnova, fu allontanata dagli schermi e successivamente si ritirò dal mondo dello spettacolo. Per chi volesse provare un “brivido” di eccitazione ecco il video dello scandalo:

Tanta preoccupazione e poche conseguenze causò nel 1969 la schiena di Claudia Giannotti, immersa nella vasca da bagno in una scena della commedia Lanciatori di coltelli dell’ungherese Mirko Hubay. Prima volta in un lavoro televisivo italiano di una ripresa del genere. Tanta preoccupazione dicevamo per l’annunciata scena, con la risposta netta dell’ufficio stampa Rai che assicurava che non si sarebbe mostrata alcuna nudità e con il regista Raffaele Meloni che a sua volta assicurava trattarsi di riprese molto caste. Al momento della verità si videro infine un paio di spalle, una parte della schiena dell’attrice e, particolare taciuto da Rai e regista, un uomo seduto sul bordo della vasca che aiutava la Giannotti a insaponare la suddetta schiena. Ma, come specificato nell’ironico commento di Ugo Buzzolan su La Stampa, “1) l’uomo era suo marito; 2) il suo atteggiamento non manifestava propositi di immediata cupidigia“. Insomma, un quasi falso allarme anche se è probabile che per alcuni anche tale scena all’epoca sia apparsa troppo audace. Non ci furono comunque grandi polemiche per una commedia che ebbe il suo momento di gloria e poi sparì rapidamente dalla memoria collettiva.

Passiamo al 1976, anno che, come vedremo, si può considerare della svolta nel campo del nudo televisivo. Dopo le gambe della Arnova erano arrivate quelle delle Kessler, il Tuca Tuca e l’ombelico scoperto della Carrà, una riforma della tv pubblica che sembrava lasciare maggiore libertà a chi voleva osare ed erano nate le tv private, che di lì a breve avrebbero scoperto quanto era facile fare ascolti con la carne nuda. In 20 anni erano cambiate parecchie cose e in particolare molto ci si aspettava dalla laica Rete 2, lanciata alla conquista di un suo pubblico con sperimentazioni e programmi che a prescindere dai gusti erano comunque assolutamente degni di nota. Non per niente la seconda metà degli anni ’70 è considerata il periodo più prolifico di questa rete.

Toccò appunto alla Rete 2 rompere il ghiaccio: domenica 8 agosto 1976 ore 22, all’interno della rubrica Videosera venne trasmesso il documentario Lambro: musica ribelle di Francesco Bortolini, Roberto Cacciaguerra e Silvia Salvetti, che raccontava quanto era successo un paio di mesi prima al Festival di Re Nudo, raduno del proletariato giovanile organizzato dalla omonima rivista, che per la terza volta si era svolto al Parco Lambro a Milano. Fu anche l’ultima in seguito agli incidenti che vi si verificarono, con saccheggi, danneggiamenti e scontri con la polizia. Di cose da raccontare quindi ce n’erano e incidentalmente tra queste fecero capolino quelle che a oggi possiamo definire le prime immagini di nudo integrale mostrate dagli schermi italiani. In un colpo solo si videro nudi femminili e maschili, senza scatenare tra l’altro alcuna polemica come invece successe più avanti per molto meno. La natura delle immagini e l’orario di trasmissione (a differenza di oggi in cui la prima serata si prolunga per ore nel 1976 le 22 erano in pratica l’inizio della seconda serata) furono sufficienti per far passare la cosa senza problemi. Il documentario è stato riproposto su Rai Storia negli anni scorsi ma al momento non è visibile; chi volesse togliersi la curiosità può dare un’occhiata alla puntata di Italia In 4D. Per Sempre Giovani – Da Teddy a Yuppies: Quarant’anni di Gioventù in cui sono state inserite alcune immagini del documentario a partire dalla mezz’ora

Probabilmente parecchio di più si vede in un altro documentario che citiamo per dovere di cronaca, Nudi verso la follia di Angelo Rastelli, che però è stato prodotto molti anni dopo e non rientra quindi nell’oggetto di questo articolo.

Quasi a voler dimostrare di non essere rimasta indietro con l’evoluzione del costume, il secondo nudo integrale televisivo vide protagonista la Rete 1. Non fu in questo caso un documentario ma una performance artistica. Il primo settembre alle 22.45 andò in onda la seconda puntata del reportage a colori di Alfredo Di Laura sulla Biennale di Venezia dal titolo Biennale Rosa. Si trattava di una trasmissione definita elitaria, rivolta a un pubblico di nicchia (da qui l’orario in cui era trasmessa, quasi notte fonda per l’epoca), per cui dubitiamo che abbia avuto un grande seguito nonostante le anticipazioni che può aver fornito qualche giornale. La puntata in questione proponeva due servizi: il secondo riguardante lo scrittore italiano Enrico Job, il primo, quello che ci interessa, con protagonisti l’artista serba Marina Abramovic insieme al compagno, lo scrittore olandese Ulay. Dopo una introduzione in cui venivano letti da Edmonda Aldini brani di autori antichi e moderni, con lo scopo di spiegare il significato delle azioni che si sarebbero viste in seguito, vennero dunque trasmesse le immagini incriminate. La perfomance si intitolava Relation in Space, durava 50 minuti anche se sicuramente non venne proposta per intero e richiese 3 mesi di preparazione

A chi fosse rimasto incuriosito dall’esecuzione suggerisco la lettura della pagina di wikipedia dedicata all’artista, in cui sono descritte altre performance, alcune decisamente estreme.

Anche queste immagini come quelle del Parco Lambro passarono senza lasciare troppe tracce se non in qualche articolo di giornale, ma più come curiosità che per proteste o indignazioni. Furono così poco considerate da essere più volte dimenticate negli anni seguenti quando si assegnarono le palme di primi nudi ad altre trasmissioni.

Un successivo caso da annotare riguarda la commedia La meteora di Friedrich Dürrenmatt, prodotta dalla televisione svizzera, con protagonisti Renato De Carmine, Giancarlo Zanetti, Carlo Simoni e una giovane Enrica Bonaccorti che per l’occasione si esibì in costume adamitico come modella del marito pittore. Il programma fu annunciato con grande evidenza per questo motivo sin dal settembre 1976 ma sarebbe stato trasmesso solo il 25 marzo successivo dalla TSI, che però era ricevuta in larga parte del nord italia e quindi sicuramente seguita da parecchi italiani.

Fu invece trasmessa poco dopo, esattamente il 24 ottobre 1976 sulla Rete 1, l’ultima puntata del Michele Strogoff di Pierre Decourt in cui Lorenza Guerrieri, come detto nel vecchio articolo, mostrava parte delle sue grazie. Lo sceneggiato passò alla storia per due scene: il drammatico accecamento di Strogoff e il bagno senza niente addosso di Nadia che nell’occasione era interpretata appunto dalla Guerrieri, attrice di cinema, tv e teatro, famosa amche per essere apparsa come playmate del mese nel numero uno della celebre rivista Playmen nel 1967.
A differenza di qualche anno fa, le immagini sono ora disponibili

Non è certo che sugli schermi italiani dell’epoca sia andata in onda l’intera sequenza, in ogni caso, nonostante la prima serata, non si registrarono reazioni.

Ce ne furono invece diverse per la seconda puntata di Odeon. Tutto quanto fa spettacolo, il rotocalco di Brando Giordani ed Emilio Ravel, che fece scandalo il 15 dicembre 1976 con un reportage sul Crazy Horse di Parigi. Il servizio a colori intitolato Eros e disciplina fu di un tono tale che, come sottolineato da Buzzolan su La Stampa del giorno dopo, “qualche anno fa avrebbe provocato il crollo fragoroso non solo della direzione generale della Rai, ma del governo stesso“. Dal momento che si era in pieno sdoganamento del nudo televisivo il governo non crollò e la direzione della Rai resistette all’onda delle proteste femministe, indignate non tanto per i seni nudi ampiamente mostrati o per l’aver ripreso particolari come i corridoi zeppi di riviste porno, ma per l’atteggiamento definito “da negriero” assunto dal patron Alain Bernardin che descrisse, come commentato ancora da Buzzolan, le bellezze di tre spogliarelliste “nello stesso modo in cui avrebbe potuto esibire le qualità fisiche di tre animali o i pregi di una merce“. Nonostante tutto Odeon andò avanti per la sua strada e forte di un ascolto di 12,8 milioni di spettatori per la puntata della discordia già il 29 dicembre successivo propose la danza del ventre di Nagwa Fuad, la più famosa danzatrice araba dell’epoca. Nel febbraio seguente parlo addirittura di Playboy, Playmen e Penthouse, mostrando però molti meno nudi.

Non ebbe particolari strascichi poi il documentario Rodin. La passione e le forme (in originale Changes Auguste Rodin) trasmesso domenica 19 dicembre 1976 sulla Rete 2 alle 22.00. Prodotto dalla BBC nell’ambito della celebre serie di documentari artistici Omnibus, era già stato visto in mezza Europa e mostrava “nudi maschili e femminili a profusione“. Nonostante questo però le polemiche furono riservate alla prima puntata di Onda libera, la trasmissione di Benigni che esordiva lo stesso giorno e che aveva scatenato nelle settimane precedenti una valanga di proteste per il titolo originario (Televacca) e per il linguaggio che si sarebbe usato.  Anche se poi l’unica parolaccia pronunciata da Benigni in quell’occasione fu un “incazzarsi” durante una filastrocca.

Terminò così un lungo 1976 che vide cambiare come mai prima l’atteggiamento della televisione riguardo al nudo. Si era, va ricordato, in un periodo di transizione. Il nudo appariva sempre più nelle edicole e nei film e il cinema porno stava prendendo piede in Italia, ma un seno scoperto in spiaggia poteva portare davanti a un giudice. E’ quindi ancora più evidente l’effetto che questi programmi ebbero nella percezione del pubblico, una sorta di catarsi dopo decenni di rigidità morale e di censure che avevano imbrigliato la trasgressività degli italiani.

Negli anni successivi l’evoluzione continuò. All’inizio del 1977 Eleonora Giorgi si mostrò in una posa piuttosto piccante nel varietà Soldato di tutte le guerre. Qualche mese dopo Nadia Cassini mostrava il bellissimo fondoschiena nella sigla di chiusura del varietà Quantunque io. Il 15 ottobre del 1978 esordì Stryx, il varietà di Enzo Trapani che proponeva alle 20.40 erotismo e stregoneria, un mix un po’ troppo spinto che fece terminare la trasmissione con una puntata di anticipo. Successivamente sarebbe apparsa Ilona Staller, in arte Cicciolina, in C’era due volte e addirittura si sarebbe intravisto un seno nella sigla iniziale del programma per bambini Buonasera con Renato Rascel. Ma diventerebbe troppo lungo andare a cercare tutte le occasioni in cui negli anni a seguire venne sempre più utilizzato dalla Tv pubblica il nudo femminile.
Va però doverosamente ricordato Sergio Fantoni, per anni considerato il primo nudo maschile sugli schermi nazionali. Apparve nudo nella miniserie Delitto di stato, trasmesso nel 1982 sulla Rete 2, quando si getto giù dal letto senza niente addosso. Come visto in realtà non lo fu in assoluto. Fu il primo in un’opera di fiction e almeno questo primato non glielo toglierà nessuno.

Si ringrazia Paolo Starvaggi per la segnalazione dell’episodio di Claudia Giannotti

Bibliografia:

http://www.tv-pedia.com/zapzaptv/viewtopic.php?f=2&t=783
Casto nudo del video di Ugo Buzzolan su La Stampa del 21-6-1969 p. 7
Biennale Rosa seconda puntata su La Provincia dell’1-9-1976 p. 4
Il primo nudo integrale in tv è annunciato dalla Svizzera su Stampa sera del 22-9-1976 p. 13
Tra i segreti piccanti del “Crazy” a Parigi di Ugo Buzzolan su La Stampa del 16-12-1976 p. 7
Nudo integrale ieri sera sul video di Carlo Sartori su Stampa sera del 20-12-1976 p. 3
Via a “Onda libera” e Rodin con nudi di Ugo Buzzolan su La Stampa del 21-12-1976 p. 7
Nudo per tutti in “24 pollici” di m. a. su La Stampa del 29-12-1976 p. 7

I primi nudi della Tv

Questo articolo è stato aggiornato con ulteriori dati. La nuova versione si può leggere qui

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Oggi il nudo è svalutato e riempie ogni fascia oraria, un tempo era tabù, roba da far saltare le teste di chi si azzardava a proporlo, magari con strascico di risvolti penali.
Ma quando è apparso il primo nudo televisivo in Italia?

Un falso allarme si ebbe addirittura nel 1956.
Quell’anno in una puntata del varietà La Piazzetta con Nino Manfredi, Riccardo Billi e Mario Riva, la ballerina argentina di origine italiana Alba Fossati, in arte Alba Arnova, durante un balletto apparve “nuda” agli attoniti telespettatori. Le virgolette sono d’obbligo in quanto il nudo era limitato alle gambe della protagonista. E non esisteva neanche, se non per un casuale effetto delle luci di scena che nascose alla scarsa definizione dei teleschermi monocromatici di allora la calzamaglia rosa che la Arnova indossava sotto un corpetto nero.
Tanto bastò per scatenare un terremoto nella società dell’epoca, con interventi a tutti i livelli e insulti telefonici rivolti alla ballerina.

La piazzetta è passata alla storia con solo 3 puntate all’attivo e viene da pensare che quella vicenda ebbe il “merito” della sua breve durata. In quanto alla incolpevole Arnova, fu allontanata dagli schermi e successivamente si ritirò dal mondo dello spettacolo. Per chi volesse provare un “brivido” di eccitazione, il filmato dello scandalo è visibile nel sito di Teche Rai.

Passiamo al 1976. Dopo le gambe della Arnova erano arrivate quelle delle Kessler, il Tuca Tuca e l’ombelico scoperto della Carrà, una riforma della tv pubblica che sembrava lasciare maggiore libertà a chi voleva osare ed erano nate le tv private, che di lì a breve avrebbero scoperto quanto era facile fare ascolti con la carne nuda. In 20 anni erano cambiate parecchie cose.

Nel ’76 va in onda sulla Rete 1 lo sceneggiato Michele Strogoff che tutt’ora è ricordato per due scene: il drammatico accecamento di Strogoff e il bagno senza niente addosso di Nadia. Non avendo mai visto la parte incriminata non posso dire cosa venne mostrato veramente, certo è che le polemiche, se mai ci furono, passarono senza troppi danni. Nadia nell’occasione era interpretata da Lorenza Guerrieri, attrice di cinema tv e teatro, che apparve come playmate del mese nel numero uno della celebre rivista Playmen nel 1967.

Rotto definitivamente il ghiaccio i passi successivi furono rapidi; così, come viene scritto in un articolo su Albo TV 21 del maggio 1977, all’inizio di quell’anno Eleonora Giorgi si mostrò in una posa piuttosto piccante nel varietà Soldato di tutte le guerre mentre in Odeon, tutto quanto fa spettacolo, la celebre trasmissione di Brando Giordani ed Emilio Ravel, in un servizio passato alla storia sul Crazy Horse di Parigi, apparve tra varie riprese delle ballerine il primo seno nudo mai visto sulla tv (pubblica) italiana.
Odeon andò avanti per la sua strada proponendo altri servizi che nei decenni precedenti avrebbero provocato sconquassi e che invece nell’atmosfera di fine anni 70′ passarono praticamente indenni, a dimostrazione del cambiamento di mentalità che si era avuto.

Per concludere, una menzione va al primo nudo integrale maschile che ufficialmente spetta a Sergio Fantoni, nello sceneggiato Delitto di stato trasmesso nel 1982 sulla Rete 2.
Ufficialmente, ma di fatto le private tra gli anni 70′ e 80′ mandarono in onda di tutto, dagli spogliarelli delle casalinghe a maree di film erotici se non veri e propri porno; certamente la paternità di vari record del genere spetta a reti più o meno sconosciute o dimenticate e non sarà facile riuscire a fare definitivamente chiarezza.

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